E’ inutile cambiare l’immagine dell’app immuni se poi tutto resta come 50 anni fa

Cambiano le immagini usate per descrivere il funzionamento dell’app Immuni sul sito istituzionale dedicato all’applicazione. Ora il neonato non è più in braccio alla mamma ma al papà ed è la donna e non l’uomo che sta davanti al computer.
La app studiata per aiutare il Paese nella lotta al coronavirus, disponibile sugli store ieri e già scaricata da più di mezzo milione di italiani in meno di 24 ore, era stata oggetto di forte polemica politica e sociale non solo riguardo la sua utilità nel contrasto della pandemia, ma anche per via delle immagini scelte per la veste grafica, che ritraevano un uomo al lavoro al computer e una donna che cullava un bambino. E prontamente quindi si è scelto di sostituirle.
“A parole tutti concordi nel ritenere la parità uomo/donna la sfida fondamentale del nostro tempo. Poi leggi i testi scolastici e vedi l’immagine dell’App Immuni e capisci che gli stereotipi persistono e si aggravano” afferma la senatrice dem Roberta Pinotti, che avverte: “Senza un cambio culturale non riusciremo a cambiare il Paese”.
Anche il vice segretario del Pd, Andrea Orlando, prende posizione: “Come è possibile che l’immagine della donna nel 2020 sia ancora legata, anche all’interno delle istituzioni, agli stereotipi più logori e abusati? La vicenda dell’app non va minimizzata perché è sintomo di qualcosa di grave e profondo”, sottolinea. Parole condivise anche da Erasmo Palazzotto, deputato di Liberi e Uguali, che chiede di rendere la app “rispettosa dei tempi e della paritaà di genere dovuta” e in un post su Twitter sottolinea: “Se ai vostri occhi non è evidente ciò che non va in questa immagine siete parte del problema”.
La vice presidente della Camera, Mara Carfagna, afferma: “Le icone della app raffigurano i due generi nell’ambito domestico in modo discriminatorio: mentre l’uomo è impegnato, connesso, smartworker, la donna è solo madre con il pollice verde che cresce figli e piante. Mentre lui fa il medico, lei ha il Covid. Stereotipi offensivi”, e ricorda l’emendamento presentato al dl rilancio con cui si propone “una tassazione differenziata dei redditi di lavoro dipendente e autonomo tra donne e uomini”.
Alle numerose obiezioni ha risposto Elena Bonetti, ministra per le Pari opportunità, che ha prontamente apportato le modifiche richieste a gran voce: Ora il neonato è in braccio al papà ed è la donna a lavorare al pc.
Ma una riflessione nasce spontanea: basta davvero modificare le immagini di una app per illuderci che in Italia vi sia realmente la parità dei sessi per cui da anni le donne di ogni estrazione sociale si battono? O forse si tratta solo di coprire col labile velo dell’ipocrisia, con la bella facciata con cui troppe volte in Italia tenta di camuffare ciò che non va, una situazione che pare restare la stessa di 50 anni fa? Ancora oggi la totale assenza di iniziative concrete a favore delle donne lavoratrici spinge queste ultime a dover scegliere tra carriera e famiglia. Ma la scelta è solo sulla carta: i retaggi ancora troppo ingombranti della cultura patriarcale che permeano la nostra società costringono la donna di oggi come quella di ieri a intraprendere l’unica strada tollerabile, quella di madre che sacrifica le proprie ambizioni professionali in favore della prole da accudire, secondo il dogma ancor troppo pressante che vuole la donna davvero realizzata solo nella figura di madre accudente. Dunque ciò su cui davvero andrebbero concentrati gli sforzi comuni è la creazione di una reale e concreta possibilità per le donne di conciliare il lavoro per cui hanno studiato e gli affetti familiari, senza più ripianti nè sensi di colpa. Solo allora, forse, potremo davvero dire che quelle icone su una app sono realmente distanti dalla nostra realtà.



